22 Febbraio 2021

Renzi d’Arabia

La visita retribuita di Matteo Renzi in Arabia Saudita ed il successivo blocco delle forniture di armi da parte del Governo italiano che ha revocato anche le licenze concesse dall’esecutivo dello stesso Renzi per oltre dodicimila bombe della Rwm Italia che Riad utilizzava nello Yemen, hanno buttato benzina sul fuoco nella crisi politica che sta attraversando il nostro Paese.

Non va però trascurata una doverosa analisi in ambito internazionale. A tale proposito ricordiamo che qualche giorno fa, la neo-insediata amministrazione Biden, ha agito nello stesso senso allo scopo di rivalutare i delicatissimi equilibri medio orientali dopo il cambio di guardia alla Casa Bianca.

Federico Petroni di limesonline.com , analizza la questione nella rassegna geopolica del 28 gennaio di cui vi riportiamo un estratto:

“L’amministrazione Biden ha congelato temporaneamente la vendita di armamenti all’Arabia Saudita e sta revisionando quella agli Emirati Arabi Uniti.

Perché conta: Descritta come un’operazione di routine per ogni nuovo governo, quella di Washington è una mossa per prendere tempo e soppesare queste risorse nella nuova equazione del Medio Oriente. Sotto Trump (non solamente grazie a esso), gli Stati Uniti hanno promosso un’alleanza arabo-israeliana contro l’Iran e in prospettiva la Turchia. Alleanza che si è tradotta negli accordi di Abramo fra Gerusalemme, Abu Dhabi e (per interposto Bahrein) Riyad e nell’inserimento dello Stato ebraico nel Comando Centrale, quello per il Medio Oriente. A questo la squadra di Biden non si oppone, anche perché non ha altra scelta.

Semmai, i nuovi arrivati eccepiscono su come i predecessori hanno ottenuto quel risultato. Esplicito il segretario di Stato Tony Blinken: non siamo d’accordo sulle contropartite date a Emirati e Marocco per normalizzare con Israele, cioè decine di sofisticatissimi aerei da guerra ai primi e il Sahara occidentale al secondo. In particolare la vendita di armamenti, compresa quella ai sauditi, infastidisce Israele, preoccupata di mantenere un vantaggio tecnologico su tutti, ex nemici compresi (visto che ci ha fatto la guerra contro solo qualche decennio fa).

Ecco dunque che rivedere l’export bellico serve a provare a tranquillizzare il governo Netanyahu in un momento in cui pretende di non tornare a negoziare con l’Iran – contrarietà che comunica facendo sapere di star rivedendo i piani di guerra contro la Repubblica Islamica. Poi ovviamente ci sono le considerazioni umanitarie – evitare che Riyad e Abu Dhabi bombardino indiscriminatamente lo Yemen. Visto che sta costruendo una coalizione per proteggerli, Washington potrebbe pure permettersi uno sgarbo ai sauditi. Difficilmente lo farebbe umiliandola pubblicamente.”

Appare quindi evidente che tutte le manovre internazionali nell’area debbano essere in qualche modo inquadrate in un contesto più ampio. Quindi nessuna vendetta da parte del nostro esecutivo verso il senatore di Italia Viva, ma piuttosto un necessario adeguamento alle politiche internazionali del nostro principale alleato.

di Renato Cappon

fonti: limesonline.com repubblica.it

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